Il Gran Sasso d’inverno non è l’Appennino che conosci d’estate

Chi sale al Corno Grande in agosto — sentiero normale, traffico da tangenziale, birra al rifugio — e pensa di poterci tornare con le ciaspole in febbraio commette un errore di scala nella valutazione del rischio. Il Gran Sasso in inverno è ambiente alpino a tutti gli effetti: valanghe, ghiaccio, vento da cresta che può raggiungere velocità estreme, temperature che scendono abbondantemente sotto i -15°C a 2.500 m, visibilità che in pochi minuti passa da perfetta a bianca. Le ciaspole sul Gran Sasso sono uno strumento appropriato per una fascia specifica di itinerari e quote — non per tutto.

Dove ciaspolare: la fascia sicura

La fascia tra i 1.200 e i 1.800 m sul versante aquilano (Campo Imperatore, Fonte Cerreto, Valle delle Malecoste) offre itinerari con le ciaspole di grande bellezza e rischio gestibile — a patto di restare lontani dalle pendenze ripide e dalle zone di accumulo eolico. L’altopiano di Campo Imperatore è la destinazione classica: ampio, aperto, con pendenze moderate e una vista che in giornata limpida arriva al mare. Il percorso dall’Ostello di Campo Imperatore verso l’Osservatorio astronomico è breve (un paio di chilometri), quasi pianeggiante, e adatto anche a chi è alla prima esperienza.

La zona di Fonte Vetica e la piana di Campo Pericoli sono alternative meno frequentate, con un carattere più selvaggio. Ma attenzione: Campo Pericoli è circondato da versanti ripidi, e le valanghe che scendono dai canaloni soprastanti raggiungono talvolta la piana. Non è un luogo dove stare dopo forti nevicate con vento — il bollettino AINEVA per il settore Gran Sasso è la lettura obbligatoria.

Dove NON ciaspolare senza competenze alpinistiche

Il Vallone di Chiarino, la Direttissima al Corno Grande, la cresta tra Monte Portella e Pizzo Cefalone: questi sono itinerari alpinistici invernali che richiedono ramponi, piccozza, corda in certi tratti, e esperienza di valutazione del manto nevoso. Le ciaspole possono servire per l’avvicinamento su neve morbida nei tratti bassi, ma il tratto finale è terreno da ramponi. Ogni inverno qualcuno prova a salire con le sole ciaspole su terreno che richiede ferro ai piedi, e il Soccorso Alpino del CNSAS Abruzzo interviene con una frequenza che racconta la dimensione del problema.

Periodi consigliati e condizioni

La finestra ottimale per le ciaspole sul Gran Sasso va da metà dicembre a fine marzo, con le migliori condizioni generalmente tra gennaio e metà febbraio — innevamento abbondante, temperature stabilmente basse (neve che resta polverosa anziché trasformarsi in crosta), giornate corte ma spesso limpide. Marzo è più incerto: il sole primaverile trasforma la neve durante il giorno (crosta al mattino, pappa al pomeriggio), le valanghe di fusione diventano un rischio concreto nelle ore più calde, e le condizioni cambiano rapidamente.

L’accesso a Campo Imperatore via funivia dipende dall’apertura stagionale e dalle condizioni — la funivia non funziona sempre, e quando è chiusa l’alternativa è la strada (che però in inverno è spesso impraticabile senza catene o 4×4). Verifica sempre con il sito della funivia o con l’Ostello di Campo Imperatore prima di partire. Trovarsi al parcheggio di Fonte Cerreto con le ciaspole in mano e la funivia chiusa non è la migliore delle mattinate.

Un’avvertenza sulla solitudine

Il Gran Sasso d’inverno, fuori dai weekend e dai periodi di vacanza, è sorprendentemente deserto. Puoi camminare per ore sulla piana di Campo Imperatore senza incontrare nessuno. Questo è parte del fascino — e parte del rischio. Se ti infortuni, non c’è nessuno a vederti. Il telefono ha copertura a macchia di leopardo, e in caso di emergenza i tempi di intervento del soccorso sono più lunghi che in estate. Vai sempre accompagnato, lascia l’itinerario a qualcuno che ti aspetta, e porta un kit di emergenza anche per un’uscita “facile”.

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