La zecca l’hai vista. Il tafano l’hai sentito. La vespa l’hai sentita troppo tardi.

Gli insetti che mordono e pungono in montagna sono una certezza statistica dell’escursionismo estivo. Non sono un’emergenza nella stragrande maggioranza dei casi — sono un fastidio gestibile con prevenzione e trattamento corretto. Ma in alcuni casi — reazione allergica grave, puntura multipla di vespe, morso di zecca non rilevato — il fastidio può diventare un problema medico serio. La differenza è nella preparazione.

Zecche: il parassita silenzioso

La zecca non morde: si infigge. Il rostro penetra la pelle lentamente e indolore (la saliva contiene un anestetico locale), e la zecca si nutre di sangue per ore o giorni. Il rischio non è il morso in sé — è la trasmissione di patogeni: borreliosi di Lyme (Borrelia burgdorferi), encefalite da zecca (TBE, prevalente nelle Alpi orientali e in Friuli), ehrlichiosi, babesiosi. La trasmissione richiede generalmente diverse ore di attacco — il che significa che il controllo sistematico dopo ogni uscita e la rimozione precoce riducono il rischio in modo drastico.

Rimozione corretta: con pinzetta a punte sottili o leva-zecche (Tick Twister), afferra la zecca il più vicino possibile alla pelle e ruota delicatamente fino al distacco. Non usare olio, alcol, calore della sigaretta — tutti metodi che stressano la zecca e possono indurla a rigurgitare il contenuto intestinale (patogeni inclusi) nella ferita. Dopo la rimozione, disinfetta con un antisettico e segna la data: se nei 30 giorni successivi compare un eritema anulare (cerchio rosso che si espande intorno al punto del morso), consulta il medico — è il segno clinico della borreliosi, e il trattamento antibiotico precoce è risolutivo nella quasi totalità dei casi.

Tafani: il morso che fa male davvero

I tafani (famiglia Tabanidae) sono mosche ematofaghe la cui femmina taglia la pelle con mandibole a lama e lecca il sangue che fuoriesce. Il morso è doloroso — molto più di quello della zanzara — e produce un pomfo gonfio e pruriginoso che può persistere per giorni. Non trasmettono patogeni significativi in Italia (a differenza dell’Africa, dove trasmettono la loiasi), ma l’irritazione e il gonfiore possono essere fastidiosi.

Prevenzione: i tafani sono attratti dal movimento, dal calore corporeo e dai colori scuri. Vestiti chiari, repellente a base di DEET (concentrazione 20-30%) o icaridina, e — paradossalmente — camminare in gruppo (i tafani tendono a concentrarsi sull’ultimo della fila, quello che si muove più lentamente). In caso di morso: pulisci, applica un antisettico, e un antistaminico topico per il prurito. Il ghiaccio riduce il gonfiore nelle prime ore.

Vespe e calabroni: il rischio allergico

La puntura di vespa o calabrone in una persona non allergica è dolorosa ma innocua — dolore acuto, gonfiore locale, rossore, che si risolvono in poche ore. Il rischio reale è per chi è allergico al veleno degli imenotteri: in Italia, le reazioni allergiche gravi (anafilassi) da puntura di vespa/calabrone causano alcuni decessi all’anno — più dei serpenti, più dei fulmini.

Se sai di essere allergico: porta sempre con te l’autoiniettore di adrenalina (EpiPen o equivalente) prescritto dal tuo allergologo, e assicurati che il tuo compagno di escursione sappia dove lo tieni e come usarlo. L’adrenalina va iniettata nel muscolo della coscia al primo segno di reazione sistemica (gonfiore delle vie respiratorie, difficoltà respiratoria, vertigini, calo di pressione) — non aspettare “per vedere se migliora”. Dopo l’iniezione, chiama il 112.

Se non sai se sei allergico (mai stato punto prima, o non hai mai avuto reazioni gravi): dopo una puntura, monitora i sintomi per 30 minuti. Se il gonfiore resta localizzato e non si sviluppano sintomi sistemici (orticaria diffusa, gonfiore del viso, difficoltà respiratoria), la reazione è normale e si risolve da sola. Se compaiono sintomi sistemici, tratta come emergenza allergica e chiedi aiuto.

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