Il terzo giorno, la maglietta puzza. Il quinto, anche tu non la sopporti più.

L’igiene personale in un trekking di più giorni è un argomento che le guide trattano poco e che i camminatori affrontano con due approcci opposti: chi porta un cambio completo per ogni giorno (zaino da 20 kg) e chi porta due magliette e le alterna senza lavarle (zaino leggero, compagni di cammino a distanza crescente). La soluzione sta nel mezzo, e il lavaggio dei panni durante il trekking è la competenza logistica più sottovalutata dell’escursionismo multi-giorno.

Il kit minimo: cosa portare per il lavaggio

Un sacchetto stagna (dry bag da 5-10 litri): funziona come bacinella da lavaggio. Riempi con acqua, aggiungi sapone, inserisci i panni, chiudi, agita. Il sacchetto stagna è attrezzatura che porti comunque (per proteggere l’elettronica dalla pioggia), e il suo doppio uso come lavatrice è un bonus a peso zero.

Sapone biodegradabile concentrato (Sea to Summit Wilderness Wash, Dr. Bronner’s): 30-50 ml bastano per un’intera settimana di lavaggi. Il sapone biodegradabile è un obbligo etico in ambiente naturale — i saponi convenzionali contengono tensioattivi e profumi che contaminano i corsi d’acqua e danneggiano la fauna acquatica. Anche con il sapone biodegradabile, lava lontano dai corsi d’acqua — almeno 60 m — e scarica l’acqua saponata nel terreno (non nel torrente), dove i microrganismi del suolo la degradano.

Cordino e moschettoni (o mollette ultraleggere): per stendere i panni ad asciugare. Il cordino da 2-3 m si tende tra due alberi, tra i bastoncini da trekking piantati nel terreno, o sulla ringhiera del rifugio.

La tecnica di lavaggio: veloce ed efficace

Riempi il dry bag con acqua (fredda va bene — il sapone biodegradabile funziona anche a bassa temperatura), aggiungi un tappo di sapone, inserisci il capo, chiudi il sacchetto e agita vigorosamente per 2-3 minuti. Apri, strizza il capo, svuota l’acqua saponata (nel terreno, lontano dall’acqua corrente), riempi con acqua pulita, agita di nuovo per il risciacquo, strizza. Il processo richiede 5 minuti per capo.

Per la strizzatura: arrotola il capo in un asciugamano in microfibra (che porti comunque) e premi con forza — il microfiber assorbe l’acqua residua in modo molto più efficiente della sola strizzatura manuale. Il capo esce ancora umido ma non gocciolante, e asciuga significativamente più velocemente.

Asciugatura: il problema reale

In montagna, l’asciugatura è la sfida vera — più del lavaggio. In una giornata soleggiata e ventosa, una maglietta sintetica lavata al mattino è asciutta nel pomeriggio se stesa al sole. In una giornata umida, nuvolosa e senza vento (cioè la metà delle giornate in Appennino in autunno), la stessa maglietta resta umida fino alla sera. E una maglietta umida indossata è peggio di una maglietta sporca ma asciutta — l’evaporazione raffredda e il disagio è superiore.

Le strategie: stendi sullo zaino durante il cammino (la maglietta si asciuga con il movimento dell’aria, anche se lentamente); usa i bastoncini da trekking come supporto per stendere in pausa; stendi la sera nella camerata del rifugio (verificando che sia permesso — alcuni rifugi non apprezzano il bucato steso in camerata); e — la strategia più pragmatica — lava la sera, stendi in camerata o all’esterno, e indossa al mattino anche se leggermente umida. Il calore corporeo completa l’asciugatura nelle prime mezz’ore di cammino.

I tessuti che si lavano bene (e quelli no)

Il sintetico (poliestere, nylon) si lava facilmente, si risciacqua rapidamente e asciuga in ore. È il tessuto ideale per il trekking multi-giorno. La lana merino si lava bene ma asciuga lentamente — e non va strizzata con troppa energia (la fibra di lana si deforma). Il cotone non va portato in trekking multi-giorno: si lava male senza acqua calda, asciuga in tempi geologici, e pesa il triplo del sintetico bagnato. Se hai ancora cotone nello zaino, sostituiscilo prima di partire.

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